Contro ogni guerra e fascismo, dalla parte giusta della storia.
Celebrare la Liberazione oggi non può essere un esercizio di retorica. È piuttosto l’amara
constatazione di quanto il confine tra libertà e oppressione sia sottile, fragile e sotto attacco.
La realtà ci impone di guardare oltre la parata. Non esiste liberazione se il presente è
segnato dal genocidio in Palestina, dalla guerra globale permanente, da un mondo che sta
consumando ogni residuo di umanità. La memoria dei partigiani si onora con il rifiuto di un
sistema che celebra la pace del passato mentre finanzia i massacri del presente.
Il nostro pensiero va a chi oggi paga con il carcere la scelta di non essere indifferente. Le
persone colpite dalla repressione a Budapest, le misure cautelari per le manifestazioni a
sostegno della Palestina, il nuovo disegno di legge contro i collettivi antifascisti. In Italia
come in Europa e nel mondo occidentale la repressione interna dell’antifascismo diventa il
grimaldello per restringere le libertà collettive e giustificare l’economia di guerra.
La storia non si ferma, si ripete. E oggi si ripete nei tribunali, nelle carceri e sotto le bombe.
Praticare l’antifascismo significa accettare questa tragica verità e scegliere, nonostante tutto,
di non abbassare la testa.
Il 24 una serata per rompere il silenzio. Il 25 in piazza per gridare nelle strade che la
liberazione o è universale, o è un privilegio. E un privilegio non è mai libertà.
Presto il programma completo, stay tuned!
Free all antifas!
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