Che succede al Parco d’Aguzzano? Assemblea pubblica cittadina

Negli ultimi mesi realtà sociali, associazioni, comitati e abitanti dei quartieri Casal de’ Pazzi-Nomentano, Rebibbia e Ponte Mammolo si sono trovati di fronte a una nuova emergenza speculativa sul Parco Regionale Urbano di Aguzzano, riguardante stavolta il Casale Alba 1, uno dei 5 casali storici dell’Agro romano presenti nel Parco.

Il Piano d’Attuazione del Parco, punto fermo a tutela di quest’area verde, prescrive la destinazione d’uso dei casali: attività socio-culturali rivolte agli abitanti dei quartieri limitrofi. Nel caso di Alba 1 è prevista una “Casa del Teatro”. L’estate scorsa è emersa la volontà della Giunta Municipale Della Casa di mettere a bando, senza curarsi dei vincoli del Piano, la concessione per l’utilizzo del Casale Alba 1. La stessa Giunta ha disertato, lo scorso 18.10, una Commissione Trasparenza convocata in IV Municipio, su pressione dei comitati, per far chiarezza sulla vicenda. Il 18 novembre le realtà del territorio hanno organizzato un’iniziativa pubblica in cui si è ribadita la necessità di costruire un processo partecipato sulla destinazione del Casale Alba 1, la sua funzione pubblica e la possibilità di renderlo al più presto fruibile. Con la delibera n.21 del 12/12/2018 la Giunta Della Casa ha invece stabilito, senza consultare, come prescritto, l’ente gestore Roma Natura né la Regione, di mettere a bando la concessione per il Casale Alba 1 con attività private a tema “food” focalizzate sulla pizza, violando i vincoli posti dalla Legge istitutiva del Parco e dal Piano d’Attuazione, e ignorando la richiesta di processo partecipativo da parte del territorio.

A seguito della presentazione di un’interpellanza ufficiale da parte degli abitanti, il 16 gennaio si è tenuto un Consiglio Municipale straordinario sulla vicenda. L’ordine del giorno, che chiedeva il blocco dell’iter della delibera e l’istituzione di un tavolo permanente tra realtà territoriali, abitanti dei quartieri interessati e istituzioni coinvolte nella gestione del Parco, è stato bocciato dalla maggioranza a 5 Stelle. La presidente Della Casa e la maggioranza consiliare pentastellata hanno fatto generiche promesse di coinvolgimento dei cittadini nelle Commissioni consiliari, a fronte di una ben altra richiesta di partecipazione e trasparenza che va avanti da più di 5 mesi. Nei giorni seguenti al Consiglio, con un tempismo a dir poco sospetto, le forze dell’ordine hanno fatto visita al Casale Alba 2, provando a intimidire l’esperienza di autogestione portata avanti da 6 anni dagli abitanti dei quartieri intorno al Parco e riportare in ombra l’assurda vicenda del Casale Alba 1.

La storia di Aguzzano è storia di una comunità che si è sempre battuta per la sua tutela, a partire dalla lotta per l’istituzione del Parco nel 1989, che ha strappato questo polmone verde alla cementificazione. La stessa esperienza del Casale Alba 2 nasce da un’ampia mobilitazione nata nel 2011 contro un progetto che, al pari della pizzeria ad Alba 1, avrebbe stravolto la natura del Parco e dei suoi casali. Alba 2, dopo anni di abbandono, dal 2 dicembre 2012 è vivo e aperto alla collettività in maniera totalmente volontaria e senza finanziamenti: al suo interno si svolgono decine di attività gratuite, laboratori, iniziative, dibattiti, concerti, presentazioni, frequentate da centinaia di persone. Numerose le collaborazioni con il territorio, a partire dal Comitato Mammut, l’ASD Mammut Ponte Mammolo, la Scuola Giovanni Palombini, la parrocchia di S. Gelasio, il Museo di Casal dè Pazzi, i comitati e le associazioni della zona, della Tiburtina e di tutta la città. Persone da ogni parte di Roma, d’Italia e non solo, hanno avuto modo di attraversare il Casale Alba 2 e capire cosa rappresenti questo luogo di socialità, condivisione e difesa del territorio. Un’esperienza che non si può certo cancellare con un colpo di spugna o con qualche intimidazione.

Il Parco è, ancora oggi, tutelato dal basso dagli abitanti e da chi lo frequenta ogni giorno. Esistono già, ad Aguzzano, realtà che svolgono attività compatibili con una riserva naturale e con il Piano d’Attuazione: la Biblioteca Giovenale, l’Orto Giardino di Aguzzano, il Casale Alba 2. Da queste esperienze si dovrebbe ripartire anche per il futuro di Alba 1, su cui si potrebbe immaginare un progetto ampio che, coinvolgendo gli abitanti e le realtà sociali, non solo rispetti la destinazione d’uso di casa teatrale, ma includa anche un museo dell’agro romano, una casa del parco, un luogo a disposizione delle realtà sociali e degli abitanti, un punto di tutela della biodiversità. Con l’obiettivo di mettere al centro del suo futuro non il profitto di qualche privato, ma la gestione e la proprietà pubblica finalizzata alla conservazione e alla salvaguardia dei Casali e del Parco.

Torniamo a ribadire quello che, sin dagli anni ‘80, diceva chi lottava per il parco: su Aguzzano e i suoi casali non si deve speculare! Il futuro di Alba 1, come quello dell’intero Parco, deve essere frutto di un’interlocuzione politica tra istituzioni e territorio, e non di delibere speculative imposte dall’alto o di visite intimidatorie della forza pubblica. Si ribadisce la richiesta: bloccare l’iter della delibera 21 e istituire un forum tra realtà territoriali e istituzioni coinvolte nella gestione del Parco (Municipio IV, Comune di Roma, Ente gestore Roma Natura, Regione Lazio) per il futuro del Casale Alba 1.

Sappiamo bene che, in questa fase, problematiche del genere sono molto diffuse, sia nella nostra città che altrove. Perciò, per parlare di quanto sta accadendo e dei prossimi passaggi, invitiamo tutti e tutte coloro che vivono il Casale Alba 2 e il Parco, gli abitanti dei quartieri che si affacciano su Aguzzano, le realtà sociali, i comitati, le associazioni della zona, di Roma e della provincia ad un’assemblea pubblica cittadina Sabato 9 febbraio alle ore 17 presso il Casale Alba 2.

Casale Alba 1: la democrazia continua a non passare dalla Tiburtina

CASALE ALBA 1: LA DEMOCRAZIA CONTINUA A NON PASSARE DALLA TIBURTINA

Nei mesi scorsi la Giunta del IV Municipio ha mostrato interesse per il Casale Alba 1, immobile
storico dell’Agro romano sito nel Parco Regionale urbano di Aguzzano. Il Piano d’Assetto del
Parco, Riserva naturale orientata, stabilisce la destinazione d’uso socio-culturale dei casali: nel caso
di Alba 1 è prevista una “Casa del Teatro”.

Lo scorso 18 ottobre è stata convocata, su richiesta di realtà sociali e cittadini del territorio, una Commissione Trasparenza in merito alle intenzioni su Alba 1, disertata dalla Giunta Municipale Della Casa. Il 16 novembre le realtà del territorio hanno organizzato un’iniziativa pubblica in cui si è ribadita la volontà di voler costruire un processo partecipato sulla destinazione del Casale Alba 1, la sua funzione pubblica e la possibilità di renderlo al più presto fruibile alla cittadinanza. Il Parco è, ancora oggi, tutelato dal basso dagli abitanti e da coloro che lo frequentano ogni giorno. Esistono già, ad Aguzzano, delle realtà che svolgono la funzione cui i casali erano destinati, come la Biblioteca Giovenale, l’Orto Giardino di Aguzzano, il Casale Alba 2. Da queste esperienze si sarebbe potuto partire anche per il futuro di Alba 1.

Con la delibera n.21 del 12/12/2018 la Giunta ha espresso la volontà di mettere a bando la concessione per il Casale Alba 1 con attività private a tema “food” focalizzate sulla pizza, violando i vincoli posti dalla legge di istituzione del Parco e il Piano d’Assetto, oltre a sconfessare la richiesta di un processo partecipativo da parte dei cittadini. Il 21 dicembre 2018 è stata protocollata un’interpellanza firmata da 70 persone per chiedere spiegazioni in merito alla delibera.

Questa mattina si è svolto il Consiglio Municipale straordinario sul Casale Alba 1 alla presenza di decine di abitanti del quartiere e realtà sociali che hanno ribadito un concetto semplice: fermare la delibera, frutto di arroganza politica e mancata partecipazione e trasparenza, e istituire un forum permanente che coinvolga il territorio sul futuro di Alba 1. I Casali sono immobili storici dell’Agro romano, il parco è un importante polo di biodiversità e il Piano d’Assetto, mai abrogato, prevede la tutela del suo patrimonio storico-culturale-ambientale. Ad Alba 1 si potrebbe fare un progetto ampio, coinvolgendo gli abitanti e le realtà sociali, che non solo rispetti la destinazione d’uso di casa teatrale, ma includa anche un museo dell’agro romano, una casa del parco, un luogo a disposizione delle realtà sociali e degli abitanti, un punto di tutela della biodiversità. Un modo per mettere al centro del suo futuro non il profitto di qualche privato, ma la gestione e proprietà pubblica finalizzata alla conservazione e alla salvaguardia di Alba 1 e del Parco.

L’ordine del giorno presentato in consiglio, che chiedeva proprio il blocco dell’iter della delibera e l’istituzione di un tavolo permanente, è stato bocciato dalla maggioranza a 5 Stelle. La presidente Della Casa e la maggioranza consiliare pentastellata hanno preso generici impegni per il coinvolgimento dei cittadini, a fronte di una richiesta di partecipazione e trasparenza che va avanti da 4 mesi.

Prendiamo atto delle decisioni della Giunta e della maggioranza consiliare, vigileremo attentamente su quanto accadrà in futuro e parteciperemo ai tavoli in cui saremo coinvolti. Di certo continueremo in tutte le sedi possibili la battaglia sul Casale Alba 1, sul mantenimento del Parco e dei Casali pubblici e sulla volontà delle realtà sociali e degli abitanti di essere protagonisti nelle decisioni che riguardano il proprio territorio.

Giù LE MANI DAL CASALE ALBA 1!
Casale Alba Due, Comitato Mammut, Centro anziani Ponte Mammolo – Rebibbia, Comitato Kant-Nomentana, Csa La Torre

Giù le mani dal Casale Alba 1 – Tutti/e in Consiglio Municipale!

MERCOLEDI’ 16 GENNAIO ORE 9:30

TUTTI/E AL MUNICIPIO IV PER IL CONSIGLIO MUNICIPALE STRAORDINARIO SUL CASALE ALBA 1

*PER FERMARE LE SPECULAZIONI PRIVATE SUL
CASALE ALBA 1, NEL PARCO DI AGUZZANO

*PER UN PERCORSO PARTECIPATO DALLA CITTADINANZA SUL FUTURO DI ALBA 1

*PER TUTELARE AGUZZANO E I SUOI CASALI
MANTENENDO LA GESTIONE E LA PROPRIETÀ PUBBLICA

Casale Alba 1: consegnata interpellanza al IV Municipio, ma la democrazia non passa dalla Tiburtina


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Questa mattina abbiamo consegnato al Municipio IV un’interpellanza sulla vergognosa delibera n.21 del 12/12/2018 in merito alla concessione del Casale Alba 1, nel Parco di Aguzzano. Insieme ai moduli, abbiamo portato dei regali di Natale a Roberta Della Casa Presidente IV Municipio: trasparenza, partecipazione, tutela del territorio. Aspetti tanto decantati in campagna elettorale che stanno avendo poco riscontro nella pratica. Vergognoso l’atteggiamento della Presidente Della Casa e della Giunta, che si sono barricati nei loro uffici e hanno, per l’ennesima volta, rifiutato di ricevere i cittadini, mandando avanti la polizia municipale. Alla faccia della trasparenza e del cambiamento!

Per chi non ha seguito la vicenda, un pò di storia: l’estate scorsa è emersa la volontà della Giunta Municipale di mettere a bando la concessione per l’utilizzo del Casale Alba 1, senza tenere conto né dei vincoli presenti sul parco, né delle procedure necessarie per questo tipo di concessioni, né tantomeno delle realtà presenti sul territorio. Lo scorso 18 ottobre è stata convocata, su pressione dei comitati, una Commissione Trasparenza al Municipio IV per fare chiarezza, ma si è conclusa con un nulla di fatto. La Giunta Municipale ha completamente disertato l’incontro, mentre i pochi consiglieri di maggioranza presenti non sapevano nemmeno di cosa si stesse parlando. La Commissione si è sciolta con la promessa di una nuova convocazione in tempi brevi, mai avvenuta.

Con la delibera n.21 del 21/12/2018 la Giunta Della Casa ha invece compiuto un atto gravissimo, sconfessando sia la partecipazione dei cittadini che le funzioni deputate ai casali del Parco di Aguzzano. Tante le domande sul piatto: perché una mancanza di trasparenza e partecipazione così marcate? Perchè violare i vincoli posti sul Parco da Leggi e Piano d’Assetto? Perchè installare un tipo di attività a scopo di lucro in un Parco pubblico, con finalità che nulla hanno a che vedere con il Parco stesso? Come si intende armonizzare il contenuto della delibera con i vincoli posti sul Parco e su Alba 1, destinato a “Casa del Teatro”? Sono stati consultati gli organi preposti alla gestione e alla tutela del Parco?

L’azione di questa mattina e l’interpellanza presentata al Municipio sono solo dei primi, piccoli passi di una vertenza che siamo determinati a portare fino in fondo. Non finisce qui, la battaglia è appena cominciata!

 

Cittadini firmatari dell’interpellanza sulla delibera della Giunta Municipale n.21 del 21/12/2018 in merito al Casale Alba 1

e le realtà promotrici: Casale Alba 2, Comitato di quartiere Mammut,

Comitato Kant-Nomentana, Centro Anziani Ponte Mammolo, CSA La Torre

Casale Alba 1: vergognoso atto della Giunta del IV Municipio

Nei mesi scorsi realtà sociali, associazioni, comitati e singoli dei quartieri Casal de’ Pazzi-Nomentano, Rebibbia e Ponte Mammolo sono venuti a conoscenza di un interesse della Giunta del IV Municipio per il Casale Alba 1, uno dei casali del Parco di Aguzzano. Il Piano d’Assetto del Parco stabilisce la destinazione d’uso dei casali, che avrebbero dovuto ospitare attività socio-culturali rivolte ai popolosi quartieri affacciati su questo lembo di verde. Questa funzione, nel corso degli anni, sostanzialmente non è stata mai resa possibile né dalle amministrazioni, né dall’ente gestore del Parco, Roma Natura.

L’estate scorsa è emersa la volontà della Giunta Municipale di mettere a bando la concessione per l’utilizzo del Casale Alba 1, senza tenere conto né dei vincoli presenti sul parco, né delle procedure necessarie per questo tipo di concessioni, né tantomeno delle realtà presenti sul territorio. Lo scorso 18 ottobre è stata convocata, su pressione dei comitati, una Commissione Trasparenza al Municipio IV per fare chiarezza sulla vicenda, ma si è conclusa con un nulla di fatto. La Giunta Municipale ha completamente disertato l’incontro, mentre i pochi consiglieri di maggioranza presenti non sapevano nemmeno di cosa si stesse parlando. La Commissione si è sciolta con la promessa di una nuova convocazione in tempi brevi, mai avvenuta. Il 16 novembre le realtà del territorio hanno organizzato un’iniziativa pubblica, molto partecipata, in cui si è ribadita la volontà di voler costruire un processo partecipato sulla destinazione del Casale Alba 1, di ribadire la sua funzione pubblica e di renderlo al più presto fruibile alla cittadinanza. Il Parco è, ancora oggi, tutelato dal basso dagli abitanti e da coloro che lo frequentano ogni giorno. Esistono già, nel Parco, delle realtà che svolgono la funzione cui i casali erano destinati, come la Biblioteca Giovenale, l’Orto Giardino di Aguzzano, il Casale Alba 2. Da queste realtà si sarebbe potuto partire anche per il futuro di Alba 1.

Con la delibera n.21 del 21/12/2018 il Municipio ha compiuto un atto gravissimo. In primis perché, a fronte di un impegno trentennale delle realtà territoriali nella tutela del Parco di Aguzzano, e soprattutto dopo la mobilitazione degli ultimi mesi sul tema, la giunta Della Casa ha preferito tirare dritto, a questo punto per chissà quale convenienza politica, senza neanche confrontarsi, sbugiardando i tanto decantati propositi della partecipazione e della trasparenza. In secundis perché la destinazione prevista dalla delibera non è assolutamente in linea con il Piano d’Assetto, che prevede attività socio-culturali senza scopo di lucro, nella fattispecie di Alba 1 doveva essere una “Casa del Teatro”. Terzo punto, per questo tipo di affidamenti sarebbe necessaria un’istruttoria in Consiglio Municipale, passaggio mai avvenuto. Infine, ma non meno importante, l’affidamento sarebbe a costo zero per l’amministrazione municipale, il che prevederebbe l’ingresso di privati nel Parco che potrebbero svolgere attività a fini di lucro, punto su cui gli abitanti e le realtà del territorio sono sempre state categorici: Aguzzano è e deve restare pubblico!

Alla faccia del cambiamento!

Ma non finisce qui.. la battaglia è appena cominciata!

Casale Alba 2

Il Playground del Parco Cicogna.. inizia a prendere forma!

Pubblichiamo il comunicato del Comitato Mammut sull’inizio dei lavori per la realizzazione del playground al Parco Cicogna (Ponte Mammolo).. daje Mammut!

 

IL PLAYGROUND DEL PARCO CICOGNA INIZIA A PRENDERE FORMA!

 

In questi giorni stanno iniziando i lavori per la realizzazione del playground (attrezzature sportive, campo polivalente, sistemazione dell’area) all’interno del Parco Cicogna (Ponte Mammolo).

La scelta del Cicogna per il progetto, finanziato dal CONI, è frutto dell’impegno di tante persone che, insieme al Comitato Mammut, da anni ne hanno fatto un punto centrale d’intervento sul territorio, riqualificando il campo abbandonato, promuovendo tornei sportivi, l’arena cinematografica estiva, iniziative, concerti, e soprattutto difendendolo da speculazioni private. Il 5 Ottobre 2016 il Comitato e gli abitanti hanno preteso l’approvazione di una mozione presso il Municipio in cui si riconosceva il lavoro di questi anni sull’area. Il 19 Aprile 2017 una numerosa assemblea pubblica alla Scuola Palombini rendeva partecipe il quartiere del progetto sul Parco. Da lì, un lungo percorso ha portato fino all’inizio dei lavori.

Come più volte affermato dal Comitato Mammut e dagli abitanti, il playground può e deve avere una pianificazione più ampia del semplice montaggio di attrezzature da abbandonare a sé stesse o da far gestire a qualche privato. Il progetto, attraverso la riqualificazione dell’intera area con illuminazione, realizzazione sentieri e panchine, collegamento con via Pensotti, può rendere il Parco, per decenni abbandonato a sé stesso, uno spazio fruibile da tutti ed un punto di riferimento per il quartiere. Le richieste alle amministrazioni su questi temi non sono andate finora a buon fine. Seppur sia già un grande risultato la sua realizzazione, non solo per Ponte Mammolo ma per tutto il IV Municipio, la partita sul playground non è ancora finita, proprio ora che stanno iniziando i lavori dobbiamo far sentire forte la nostra voce per arrivare all’obiettivo: la riqualificazione reale e complessiva del Parco Cicogna!

Nei prossimi giorni convocheremo un’assemblea pubblica per discutere insieme del progetto e delle sue prospettive future

 

INSIEME SI PARTECIPA, UNITI SI VINCE!

Comitato di Quartiere Mammut – Ponte Mammolo

 banner parco cicogna

A proposito della proposta di riforma della Legge sui Parchi e le Aree Protette…

 

Negli ultimi mesi è in discussione in Parlamento  una proposta di legge  bipartisan, proposta da Antonio D’Alì per Forza Italia-Pdl con relatore Enrico Borghi del Pd, che intende modificare la “vecchia” legge sui parchi e le aree protette: la n.394 del 1991. Tale norma, benché tutt’altro che perfetta visti gli scempi in numerose aree protette e la mancata istituzione di molti parchi, rappresenta un’importante punto fermo nel campo della tutela ambientale, con una quota del 10% del territorio nazionale sottoposto, almeno sulla carta, a tutela. Per dare un’idea, parliamo di 871 aree protette totali, tra cui 24 Parchi nazionali, 27 Aree Marine protette, 48 Riserve naturali statali, 134 Parchi naturali regionali, 365 Riserve naturali regionali. Tra cui Aguzzano, Parco Regionale Urbano con riserva naturale orientata.

La proposta di legge 4144 contiene una serie di modifiche alla 394. Varie le criticità della proposta di riforma, tra cui allentamenti nei vincoli sulla tutela della fauna (alias caccia e bracconaggio) e sulle aree marine, difficoltà nell’istituzione di nuovi parchi, ma soprattuto due aspetti fondamentali: la rendita economica delle aree verdi e la loro gestione da parte degli enti locali.

Per ciò che riguarda il primo aspetto, siamo sostanzialmente di fronte all’istituzionalizzazione, su base nazionale, del sistema Punti Verde Qualità di Roma, dramma di cui la nostra città sta ancora pagando le conseguenze, come abbiamo più volte denunciato anche con il Nodo Territoriale Tiburtina. Tale sistema prevede la messa a profitto dei parchi, la cui funzione principale non sarà più dunque la tutela del verde ma la sua rendita economica. Citando I relatori del testo di legge: “…Mantenendo le finalità fondamentali di tutela dei valori naturalistici e ambientali, storici, culturali e antropologici tradizionali, il Piano del Parco assume anche il ruolo di strumento con cui il parco può disciplinare iniziative economiche di valorizzazione del territorio, del patrimonio edilizio e delle attività tradizionali e agro-silvo-pastorali, nonché di turismo sostenibile… Attraverso il piano, il parco può inoltre disciplinare, nelle aree contigue, l’attività venatoria, estrattiva e la pesca….I parchi avranno inoltre la facoltà di imporre ai visitatori un ticket per i servizi offerti e di concedere a titolo oneroso il proprio marchio, di stipulare contratti di sponsorizzazione…”. Si rendono possibili, dunque, le solite operazioni di “valorizzazione” che, a dispetto degli intento di eco-compatibilità, sappiamo bene per esperienza in cosa si traducano: privatizzazione dei parchi, centri sportivi, mega complessi commerciali,ma anche trivellazioni, estrazione di materiali e devastazioni di ogni altro genere. Interventi per cui sono previste perfino delle compensazioni (!).

Per ciò che concerne, invece, il secondo aspetto, la gestione delle aree protette passerebbe in maniera quasi esclusiva agli enti locali.  Un aspetto che, di per sè, non avrebbe nulla di problematico, anzi. Il nodo critico sta nel combinato disposto di questa norma con la modifica dell’art. 81 della Costituzione operata nel 2012 dall’allora governo Monti, con cui si è introdotto il pareggio di bilancio come norma di rango costituzionale. Un equilibrio tra entrate ed uscite, che risponde alle pressanti richieste dell’Unione Europea sui conti dell’Italia, a cui devono concorrere tutti I livelli di amministrazione, soprattutto gli enti locali. Questi si sono trovati nel giro di pochi anni con una disponibilità finanziaria estremamente ridotta, causa principale dei tagli in numerosi servizi essenziali. Alle proteste degli amministratori locali il governo centrale risponde sempre allo stesso modo: dismettere l’ingombrante patrimonio pubblico e privatizzare tutto il privatizzabile, in modo da contenere la spesa. Fornendogli, chiaramente, gli strumenti legislativi per farlo, di cui, appunto, questo disegno di legge costituisce un valido esempio. Sempre citando I relatori: “…La governance dei parchi viene snellita e rafforzata. Diventa più forte il ruolo del Presidente del Parco, sempre nominato con decreto del ministro dell’Ambiente, d’intesa con i presidenti delle regioni in cui ricade il territorio dell’area protetta, nell’ambito di una terna di soggetti con comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni e nella gestione di strutture pubbliche e private. . Viene modificata la composizione del Consiglio direttivo, che avrà dai 6 agli 8 membri e sarà designato per il 50% dalla Comunità del Parco…”. Dunque, la presidenza resta di nomina politica e per la sua designatura non è richiesta nessuna competenza specifica e riconosciuta in materia ambientale e culturale; la rappresentanza statale sparisce dal Consiglio Direttivo, per far posto a rappresentanze degli amministratori locali e degli interessi produttivi degli agricoltori o in alcuni casi dei pescatori sbilanciando le decisioni degli enti parco; gli articoli che trattano i nullaosta e l’iter autorizzativo per interventi edilizi nelle aree protette e nei parchi non sono per niente chiari e forniscono maglie molto larghe in cui facilmente si potranno inserire gli speculatori.

 

Molte associazioni ambientaliste ed non governative hanno espresso la loro contrarietà a questa riforma. Non entriamo nel merito di questa disputa, visto che è un gioco politico molto più grande di noi e, soprattutto, che gran parte di tali associazioni in passato ha reso possibili interventi in senso indubbiamente peggiorativo nella tutela delle aree verdi per ragioni di tipo clientelare sulla gestione dei parchi.

Non si tratta, dunque, di difendere “a spada tratta” un sistema di gestione pubblico di cui più volte abbiamo denunciato le inefficenze, le contraddizioni, le criticità. Si tratta, bensì, di denunciare l’ennesima manovra della politica partitica di qualsiasi colore per far passare la privatizzazione come unica soluzione possibile al fine di sanare le casse pubbliche e rimediare alle inefficenze degli enti pubblici, quando invece sarebbe magari possibile una riforma seria della tutela delle aree verdi senza toccarne l’indispensabile valenza pubblica. L’ennesimo tentativo di svendere il patrimonio collettivo da combattere con forza in tutte le sedi possibili, in primis smontando la retorica del “privato è meglio”: la vicenda dei Punti Verde Qualità ci ha ben insegnato come il privato significhi solo profitti, devastazioni, voragini finanziarie nei conti pubblici.

Nel nostro piccolo, ed invitiamo tutti e tutte a farlo nelle proprie possibilità, cercheremo di fare controinformazione e a mobilitarci contro questa riforma. Ben consapevoli che l’unica possibilità di fermare questi processi e salvaguardare le aree verdi sia l’attivazione collettiva dal basso, la lotta contro le devastazioni ambientali, la riappropriazione di spazi come il Casale Alba 2, l’avvio di percorsi partecipati come quello del Comitato Mammut sul Parco Cicogna.

 

I PARCHI ED I TERRITORI SONO DI CHI LI VIVE!

SU AGUZZANO E I SUOI CASALI NON SI SPECULA!

 

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Incontro pubblico del 19/4 sul Parco Cicogna: quali prospettive?

 

Il 19 aprile presso la scuola di via Palombini si è tenuto l’incontro con il quartiere, promosso dal Comitato Mammut, in merito all’installazione di attrezzature ludiche e ginniche presso il Parco Cicogna con un progetto del CONI. Tanti gli interventi nella discussione, tra cui abitanti del quartiere, insegnanti della scuola, il Casale Alba 2, la Commissione Ambiente del IV Municipio, Insieme per l’Aniene, esponenti di vari partiti.

L’Assemblea, pur ritenendo positiva l’opera di valorizzazione del parco, ha criticato il metodo decisionale e le contraddizioni di tale intervento. La logica del “pacchetto preconfezionato” ha escluso coloro che il parco lo vivono quotidianamente, rendendolo un progetto poco partecipato e aderente alle reali esigenze di questo territorio. E’ emerso chiaramente come, per un vero miglioramento della situazione del parco, non sia sufficiente la mera installazione degli attrezzi, ma occorra il contributo costante di tutti, a cominciare dagli abitanti e dalle realtà sociali del territorio, ma anche le istituzioni preposte come il Municipio, il Servizio Giardini, il Dipartimento del Patrimonio, l’ente gestionale Roma Natura.

Da anni quest’area è oggetto dell’intervento degli abitanti che faticosamente stanno cercando di renderlo uno spazio fruibile, riqualificando il campo di calcio prima abbandonato ed ora frequentato dai ragazzi del quartiere, organizzando concerti, proiezioni di film, momenti di socialità in un quartiere difficile e privo di un luogo simile. La collaborazione con la scuola adiacente al Parco Cicogna è un prezioso percorso che si sta tentando di portare avanti, come testimonia l’organizzazione dell’incontro proprio negli spazi della scuola, e che vede in quest’area un luogo dove concretizzare un reale cambiamento di questo territorio e dei suoi abitanti a partire dai più piccoli.

Per questo sono state valutate con molta diffidenza proposte che vedevano costituzioni di consorzi o bandi pubblici per la gestione che in tutti questi anni si sono dimostrate pratiche fallimentari e fonti di corruzione e devastazione ambientale.

La presidente della commissione ambiente ha informato che negli ultimi giorni sarebbero stati posti alcuni “vincoli paesaggistici” non meglio precisati all’installazione degli attrezzi da parte di Roma Natura. Non vorremmo che il vero “vincolo” sia l’avversità alla volontà di partecipazione che gli abitanti dimostrano quando si interviene nei loro territori.

Concretamente si è deciso di richiedere un sopralluogo congiunto con Municipio, CONI e Roma Natura al Parco Cicogna insieme agli abitanti così che si possano esporre chiaramente le proprie posizioni e prendere le proprie responsabilità. Il Comitato Mammut si prenderà cura di inviare questa richiesta formale, con la consapevolezza che per un buon esito della vicenda è indispensabile una partecipazione che vada ben oltre il comitato stesso. Si comunicherà l’esito di queste richieste e si proporranno altri momenti pubblici, affinchè il percorso di partecipazione avviato con l’inconto pubblico di mercoledì continui e sia il vero motore di questo progetto.

 

UNITI SI VINCE

Comitato di quartiere Mammut

Domenica 17 Aprile Referendum sulle “trivelle”: una piccola riflessione

 

Il 17 aprile prossimo i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi su un quesito referendario che riguarda l’abrogazione della legge sulle trivellazioni , esclusivamente “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. La norma sottoposta a referendum abrogativo si trova nella legge di Stabilità 2016. In pratica , se si desidera abrogare la concessione alle piattaforme di estrazione marina entro le 12 miglia dalla costa fino ad esaurimento del giacimento , si dovrà votare SI’.

La feroce propaganda anti-referendum, che mira al non raggiungimento del quorum o alla vittoria del NO e , quindi, al fallimento del referendum stesso , è promossa da quello stesso gruppo di potere , politico e finanziario, che supporta tutte le grandi opere definite “strategiche” come la TAV, il MUOS, il MOSE e gli altri ecomostri vicini e lontani, fucina di devastazioni, affari e speculazioni neanche troppo velate, come dimostra il recente scandalo che coinvolge proprio la multinazionale Total e le sue attività estrattive in Basilicata.

Non un problema di “mele marce”, ma un modus operandi. Lo stesso sistema che porta sul quadrante tiburtino tonnellate di cemento e devastazioni, come il LIDL nell’area dell’ex Gerini, i Punti Verde Qualità, la mega-antenna di Ponte Mammolo, i casinò della Tiburtina, lo stesso tentativo di cementificazione che tre anni fa è stato stoppato con la riappropriazione del Casale Alba 2: ingenti profitti sulla pelle degli abitanti e dei territori, disinteresse per la salute ambientale e della collettività.

Aldilà del risultato, comunque, questo referendum va inteso, più che come pratica di presunta democrazia, come una forte richiesta di un “cambio di rotta” per quanto riguarda le scelte politiche e ambientali di questo Paese. Non solo circa la necessità di abbandonare le fonti energetiche fossili ed optare per quelle rinnovabili , ma anche a favore di un maggiore rispetto per l’ambiente, per l’organizzazione di un lavoro più accettabile e a misura d’uomo, per la salvaguardia del suolo , per un’esistenza “lenta” che permetta a noi tutti di tornare ad essere umani.

E’ evidente che il risultato delle urne non rappresenterà un punto di arrivo, sia per la parzialità dei quesiti, sia perchè questa consultazione referendaria è il risultato di beghe interne al partito di governo, sia sopratutto perchè solo lottando per ciò che amiamo, difendendo i territori giorno dopo giorno, si potrà garantire l’effettiva applicazione della volontà popolare. I referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, disattesi in larga parte d’Italia, dimostrano che anche il voto di milioni di persone può essere inutile se dal basso non ci si attiva quotidianamente per fa rispettare gli interessi della collettività.

Votare SI, dunque, ma con la consapevolezza che, dal giorno successivo, resterà solo la lotta di tutti i giorni per far rispettare la contrarietà alle trivellazioni in mare, come a tutte le altre devastazioni ambientali.

 

Per maggiori informazioni: http://www.notriv.com/

 

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Roma non si vende e non si sgombera: la difesa degli spazi e dei servizi pubblici a Roma richiede l’impegno di tutti!

 

L’aria di questa citta’ e’ormai irrespirabile. La politica partitica, sempre piu’screditata, ha ceduto il passo a prefetti e commissari, i c.d. “tecnici” che,  liberi da vincoli di sorta, procedono come bulldozer  nell’attuare politiche di austerita’che hanno per stella polare i  vincoli di bilancio imposti dall’Europa ai nostri zelanti governi , come Patto di stabilita’ e Fiscal compact. Nessuna considerazione  per la volontà’, le esigenze e la qualita’della vita delle persone.

 

E’in questo quadro che il commissario Tronca ha emanato il DUP (Documento  unico di programmazione) che incombe sulla citta’ prospettando lacrime e sangue per gli anni a venire.

Si vorrebbe sanare il bilancio del Comune, in grave deficit a causa soprattutto di cattiva gestione e sperperi, imponendo sacrifici a chi non l’ha prodotto, non essendo stato parte di Mafia capitale o d’altre “consorterie ”. Dietro le disfunzioni del pubblico, è ormai acclarato, c’è la volontà di inserire il privato. E, dunque, più profitti per grandi compagnie e cooperative, meno servizi, perdita di diritti e condizioni di lavoro peggiori, licenziamenti, privatizzazioni, alienazione del patrimonio pubblico.

 

In questo ambito si inserisce anche un’operazione, in corso, per lo sgombero di tutti gli spazi autogestiti e/o occupati, tanto che moltissime realta’ come la nostra hanno ricevuto ingiunzioni di rilascio, spesso accompagnate da esose richieste di pagamento, e tante altre, come quelle che rispondono alla stringente emergenza abitativa della città, hanno visto la forza pubblica bussare alla propria porta. Si vorrebbero cancellare l’impegno e la passione di chi cerca di rendere Roma una città accogliente e partecipata; e di far piazza pulita di esperienze che, tra mille contraddizioni e difficoltà, cercano di rendere una città qualcosa di diverso e di migliore di un insieme di edifici costruiti l’uno vicino all’altro o, peggio, di un agglomerato di centri commerciali.  Per molti, oltre al danno, la beffa: si vuole che i locali, una volta svuotati, vengano sottoposti ad un bando pubblico, lo stesso strumento che ha reso possibili le peggiori regalie e speculazioni.

 

Sebbene non abbiamo ancora ricevuto alcun tipo di minaccia e/o contatto in questo senso, abbiamo motivo di esser seriamente preoccupati, oltre che indignati e solidali con gli spazi coinvolti in questa operazione, anche per il Parco di Aguzzano e i suoi casali. Non è con la ruspa e il libero mercato che una città può vivere; è ora di alzarsi in piedi e dirlo chiaramente. E’ necessario dare, tutti insieme, una risposta forte a chi intende cancellare, perché scomode, le realtà sociali che dal basso provano ogni giorno a costruire nuove relazioni umane a partire dalle infinità di bisogni inascoltati che si vivono in periferia.

 

Chiediamo con determinazione che, in occasione del giubileo, il commissario Tronca si limiti all’amministrazione ordinaria e venga concessa una moratoria immediata agli sgomberi e agli sfratti, lo stop alle privatizzazioni dei servizi. Chiediamo, in definitiva, che le decisioni su come gestire la città , i suoi quartieri, i suoi spazi e i suoi servizi siano finalmente patrimonio della collettività, e non affare di palazzo tra amministratori conniventi e affaristi speculatori.

 

Invitiamo tutti coloro che vivono, attraversano, usufruiscono del Casale a contribuire alla difesa degli spazi di socialità libera e disinteressata attraverso il mezzo più semplice: renderli luoghi sempre più vivi attraverso la partecipazione attiva, perché l’unica legittimazione realmente efficace è quella delle persone e dei quartieri in cui questi spazi sono inseriti.

 

Invitiamo, inoltre, a partecipare alla  manifestazione cittadina che si terra’ il 19 Marzo per una moratoria degli sfratti, degli sgomberi e delle privatizzazioni.

 

 

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